Locandina Sicko
Cosa fare quando si è a casa malati e il mal di testa ci impedisce di leggere? Semplice, si guarda l’ultima fatica di Michael Moore, rigorosamente in versione ‘casalinga’, e alla fine il giudizio a caldo non può che essere uno solo. Sicko è molto bello e interessante, un ritratto duro ma realista fino all’ultimo della sanità americana e del business che c’è dietro a favore delle assicurazioni sanitarie. Attraverso i suoi occhi e i suoi spostamenti tra Stati Uniti, Canada, Francia e per finire Cuba lo spettatore è trascinato dentro lo squallore del sistema sanitario made in USA ma soprattutto tocca con mano quelle che sono le tragedie quotidiane di circa 50 milioni di americani che non hanno copertura sanitaria o cmq non sono assicurati per tutte le evenienze.

Memorabile il tentativo (fallito naturalm.) da parte di Moore di avvicinarsi alla prigione militare di Guantanamo per ottenere assistenza per i suoi compagni di viaggio, tra cui tre persone che hanno offerto volontariamente il loro aiuto dopo il crollo delle torri e per questo hanno subito danni permanenti al sistema respiratorio. Perchè questo tentativo? Ebbene nell’assurdità di tutto ciò che si apprende vedendo il film, scopriamo infatti che i detenuti nel carcere di cui sopra, terroristi o presunti tali, godono di un’assistenza sanitaria da fare invidia alle migliori cliniche, forse perchè l’immagine di un’america clemente e disponibile verso i carcerati internazionali fà sempre comodo…
Il bello di Sicko è la quasi totale assenza di faziosità politica, cosa che caratterizzava leggermente i suoi precedenti lavori, e forse ne sminuiva il valore culturale e informativo. Stavolta infatti Moore lascia parlare le storie che via via si sussuegono, e i relativi protagonisti. Agghiacciante a questo proposito la registrazione delle discussioni tra il presidente Nixon e i suoi consiglieri risalente al ‘71, in cui sostanzialmente fu presa la decisione di cambiare/indebolire il sistema pubblico di assistenza sanitario, a favore delle assicurazioni sanitarie private, facenti capo tra gli altri ad un affarista di nome Edgard Kaiser.

Questo ‘documentario’ è da vedere, rivedere e far vedere a + gente possibile, e se qualche americano/a sta pensando di sposare una persona canadese ANCHE per poter usufruire del sistema sanitario di quel paese, Moore segnala questo sito verso la fine dei titoli di coda, cosa che può sembrare ironica e provocatrice ma che in realtà mostra il lato più serio e impegnato del regista.

Keep on rockin’